Sarà discusso a ottobre, presso il tribunale di Avellino il caso trattato dallo Studio legale Di Lorenzo and Partners riguardante una donna di 34 anni, sottoposta senza motivo ad un intervento chirurgico. M.M.V. è, dunque, vittima di un grave episodio di malasanità, in cui è stato notevole l’errore medico, come messo in luce dall’avvocato Luca Supino Di Lorenzo.
Tutto ha inizio nel maggio dell’anno scorso, quando M.M.V. veniva sottoposta ad un aborto terapeutico. Dal controllo dopo l’intervento, si evinceva una neoformazione ovarica destra delle dimensioni di 42 x 34 mm. Dunque, veniva prescritta una terapia estroprogestinica per tre mesi. Al controllo successivo, nel luglio dello stesso anno, la neoformazione persisteva e, dunque,la donna si sottoponeva presso il centro diagnostico “MED 2000” di Casagiove (CE), ad un nuovo esame ecografico. Da questo emergeva la presenza di una cisti multiloculare ben delimitata, in sede annessiale destra, con fenomeni di vascolarizzazione interessanti la parete ed i setti, del diametro massimo di 35 mm.
Da qui la decisione di rivolgersi al prof. Mario Malzoni, che, vista la paziente, suggeriva un intervento chirurgico. Ragion per cui M.M.V si ricoverava presso la Casa di Cura Malzoni di Avellino con una diagnosi “di ingresso di tumefazione annessiale destra pluriconcamerata di 35 mm con gettone solido non responsiva a terapia medica”. Quindi, il 31 agosto la paziente subiva l’intervento chirurgico in laparoscopia.
Durante l’intervento, però, gli operatori non riscontravano alcuna alterazione a carico dell’annesso destro. Da qui la decisione circa l’enucleazione di due piccole formazioni cistiche del diametro di circa 2 cm presenti a livello dell’ovaio controlaterale, poi definite, a seguito di esame istologico, quali corpi lutei.
“La presenza di tali cisti rappresenta una frequente causa di ricovero nell’età compresa tra i 15 ed i 45 anni, tuttavia la maggior parte delle tumescenze ovariche non sono di natura neoplastica bensì semplice espressione di anomalie dell’ovulazione o della formazione di corpi lutei, infatti, nell’80-85% dei casi trattasi di patologia di natura benigna ed i 2/3 di queste riguardano donne tra i 20 ed i 44 anni”, afferma l’avvocato Luca Supino Di Lorenzo, specialista in diritto sanitario e responsabilità per colpa medica, basandosi sulle consulenze medico-legali di cui si è avvalso.
Dunque, secondo l’avvocato Luca Di Lorenzo, evincendo un palese caso di responsabilità per colpa medica, è stato un “comportamento colpevole” quello del prof. Mario Malzoni, che ha indicato l’intervento.
“Appare evidente che, a prescindere dalla natura della cisti, date le sue dimensioni, la brevità del trattamento farmacologico eseguito ed in presenza di negatività dei markers, non vi fosse indicazione all’intervento”, commenta l’avvocato della paziente Luca Supino Di Lorenzo. Inoltre, “un altro elemento di censura è individuabile nella fase immediatamente pre-operatoria.
Si decise di sottoporre la donna ad intervento chirurgico senza effettuare un nuovo accertamento strumentale di verifica che confermasse che la cisti ovarica destra nel frattempo non fosse regredita sottoponendo invece inutilmente la propria paziente ad anestesia generale e conseguente laparoscopia. Un banale esame ecografico preoperatorio avrebbe consentito di definire correttamente tali formazioni come corpi lutei evitando, a maggior ragione, l’inutile intervento chirurgico praticato”.
I postumi della vicenda di malasanità sono rappresentati sostanzialmente da “un pregiudizio estetico e da una sindrome aderenziale di grado lieve, i quali sono ormai da ritenersi stabilizzati e potranno pertanto essere valutati quale danno biologico permanente”, considera il rappresentante legale della paziente.