MONDRAGONE. IL MAESTRO PASQUALE SORRENTINO CHIUDE LA SUA MOSTRA PERSONALE: GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO E DI CRITICA. INTERVISTA ESCLUSIVA AL MAESTRO.
di Sebastiano Devastato
Si è chiusa a Mondragone la mostra personale del maestro Pasquale Sorrentino, un artista già noto al pubblico per aver esposto e lavorato in varie località italiane e nel mondo.
L’artista lavora da oltre 22 anni ed ha come sede dello studio la natia Mondragone dove, peraltro, insegna materie letterarie all’ISISS Nicola Stefanelli.
Il maestro notava con soddisfazione che l’interesse suscitato dalle sue opere è stato notevole .
“ Che differenza-ricorda il maestro-tra l’inizio della prima esposizione del ’95, in cui qualcuno addirittura mi dava del matto anche per la scelta dei temi (statue ispirate ad uomini primitivi)!”.
Allora, maestro, credo sia giunto il momento di tracciare un bilancio di questa esposizione del 2016, sia in relazione all’evoluzione della sua arte, sia in relazione all’accoglienza riservatale dal pubblico rispetto alle sue opere.
“ Certo, volentieri- risponde Pasquale Sorrentino -.Intanto, come le dicevo, ho potuto notare una notevole evoluzione dei gusti ed anche della competenza dimostrata nel recepire i miei ‘messaggi’ colloquiando di continuo col pubblico in visita-ho potuto avere contatti con ogni estrazione sociale, professionale e socio-economica dei visitatori, ed ho notato appunto una estrema ricettività dei messaggi. Mi ha colpito anche la conoscenza con una visitatrice che svolge un lavoro ‘inusuale, e, oserei dire, alquanto vicino all’arte, una giovanissima cartomante, che mi ha confermato come le opere esposte fossero capaci di comunicare al di sotto del livello semplicemente visivo, ma allungassero la percezione fino agli strati più profondi dell’essere, un essere, quello umano, che ha in sé sempre qualcosa di primitivo, di ancestrale.”.
Allora tracciamoli in maniera sintetica questi tratti della sua arte, maestro Sorrentino.
“ Intanto il titolo:’Homines Tempore’. Che voleva significare non solo gli uomini col tempo che induce cambiamenti nel modo di vivere e di percepire la vita stessa, ma anche la gran varietà di ‘Homines’ che si possono incontrare nella vita con i loro diversi gradi di sensibilità, ed anche dei diversi gradi di maturazione che si determinano col tempo. La gran varietà di individui che va sotto il nome di specie umana, di ‘mankind’”.
Quanto agli aspetti più tecnici, per così dire, cosa ci può dire della sua personale evoluzione artistica?.
“ Cominciamo da ciò che rimane. Intanto la sculto-pittura o pitto-scultura, che rimane uno dei miei principali mezzi espressivi. Qualcosa che fa sì che si possa rendere anche l’aspetto tridimensionale dell’oggetto rappresentato, della prospettiva materica del creato, non solo dell’immagine pittorica, piatta, bidimensionale. Quanto all’evoluzione, come avranno potuto notare i visitatori, ho fatto largo uso del colore, di colori smaltati scintillanti alla luce, per avvicinarmi un po alle tecniche della grafica computerizzata che oggi è diventata essa stessa tecnica di grande comunicazione, diciamo pure di arte moderna. Ho poi utilizzato la cornice non più come elemento di ‘contenimento’ dell’opera, ma come parte integrante dell’opera stessa, ed ho fatto più largo uso non solo del legno, ma anche di materie plastiche che rappresentano davvero un materiale connotativo del tempo presente. “
Maestro, vogliamo concludere con un messaggio universale che vuole rivolgere al vasto pubblico ed a quello più ristretto dei suoi estimatori e seguaci?.
“ Certo. Veda, è sempre difficile lanciare messaggi, ed anche delicato. E’ facile essere fraintesi. Ma se proprio vogliamo dire qualcosa che rappresenti la quintessenza della mia ricerca artistica, vorrei dire, rimanendo in tema col titolo della mostra ‘Homines Tempore’, che la realtà va sempre interpretata dall’artista per fornire al pubblico chiavi di lettura originali e non massificate, come del resto ampiamente avviene attraverso la pubblicità che continuamente bombarda l’uomo medio e ne condiziona non solo il comportamento come ‘consumatore’, ma alla fine anche come cittadino ed in definitiva come uomo. L’arte deve spezzare i ‘clichè’, spazzare via i loghi comuni che a volte vengono costruiti, soprattutto in campo pubblicitario e della comunicazione aziendale, e persino in quella politica, utilizzando ‘materiale’ culturale di primissimo ordine, opere di sommi artisti, scrittori, filosofi, sociologi, vengono piegate ad un messaggio di convenienza, acritico e subdolamente aggressivo. L’artista con la sua opera che conserva lo stupore del bambino, dell’uomo primordiale, cerca di interpretare il ‘sentire’ più profondo dell’uomo in quanto tale, fuori dagli schemi e dagli stereotipi della società dei consumi.”
Una missione davvero nobile, oseremmo dire, ed essenziale, e’ il caso di dire, per la sopravvivenza di una vera vita dello spirito,