Napoli riscopre lo spettacolare ipogeo di Piazza Plebiscito

Napoli riscopre lo spettacolare ipogeo di Piazza Plebiscito

Di Fiore Marro

Caserta 12 ottobre 2018

Scoperta nel cuore di Napoli: spunta Ipogeo di 1000 metri quadri

Grande scoperta archeologica a Napoli. Nel cuore di Piazza del Plebiscito, sei metri sotto la Basilica di San Francesco di Paola, è stato scoperto un ipogeo di oltre mille metri quadri con cunicoli e corridoi mai esplorati.

L’ipogeo, oggi sotterraneo, venne realizzato intorno all’Ottocento per volere di Gioacchino Murat. Solo in seguito, con la salita al trono di Ferdinando I delle Due Sicilie, venne costruita la Basilica reale Pontificia di San Francesco di Paola.

Esiste da circa due secoli ma era praticamente noto a pochi addetti ai lavori. Finalmente sta per diventare uno dei luoghi più noti della città di Napoli, una nuova prestigiosa sede per esposizioni museali, convegni, rassegne artistiche e altre manifestazioni culturali. L’ipogeo di Piazza del Plebiscito, celebre “salotto” cittadino che trovò il suo assetto definitivo dopo la restaurazione borbonica . L’ipogeo è ciò che resta dell’originario progetto di sistemazione della piazza (l’antico e irregolare Largo di Palazzo), un progetto ispirato al ruolo sociale, di rappresentazione e discussione politica, propria del foro romano. Affidato per concorso agli architetti Leopoldo Laperuta e Antonio De Simone, il Gran Foro Gioacchino prevedeva infatti in superficie la nascita di un edificio pubblico di forma circolare, riservato ad assemblee popolari, al centro di un uniforme e continuo colonnato semicircolare che chiudeva e caratterizzava lo spazio della piazza. Il progetto includeva anche una complessa e stupefacente architettura sotterranea – quella che ora sta per essere aperta al pubblico – di cui poco chiara rimane l’originaria destinazione, sebbene la funzione pubblica del sovrastante edificio possa far legittimamente ipotizzare che l’ipogeo servisse anch’esso come luogo di incontro collettivo, magari per spettacoli ed eventi.

In uno studio pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno, l’architetto e presidente dell’associazione Palazzi Napoletani Sergio Attanasio ha ipotizzato che la struttura scoperta doveva conservare i resti della dinastia dei Borbone.

Attanasio spiega, che nelle tavole degli architetti che hanno partecipato alla progettazione della chiesa, era presente l’ipogeo e le sue strutture “non potevano essere unicamente realizzate quali fondamenta sia per le dimensioni, che per la notevole qualità e spazialità architettonica”.

L’ipotesi di Attanasio è avvalorata in alcuni documenti storici.

Nel volume del 1858 Storia dei Monumenti di Napoli dell’architetto Camillo Napoleone Sasso si legge che “la chiesa sotterranea risponde perfettamente al Tempio superiore. Questa è destinata ad accogliere le ceneri dei Reali di Napoli: essa s’innalza all’altezza di palmi 50, avendo nel centro una colonna di sostegno e base alle volte che formano la covertura del soccorpo, e il pavimento del descritto Tempio”.

Probabilmente nella sala circolare coperta a volta doveva essere collocato il sarcofago del sovrano mentre intorno avrebbero riposato le tombe degli altri re della dinastia. Nell’anello circolare che gira intorno alla sala invece si sarebbero dovute collocare le tombe di tutti i principi reali.

Nella struttura sotterranea ritrovata sono in corso i lavori di restauro che porteranno alla realizzazione di una scala e di un ascensore di vetro, utili per raggiungere il centro cittadino, dove saranno visibili i resti degli edifici dell’Ottocento e la grande volta a forma di fungo.

“Il percorso di accesso – dice Salvatore Russo, architetto del Provveditorato alle opere pubbliche – sarà molto suggestivo. Il restauro ha rispettato lo stato in cui si presentava nel momento in cui è stato liberato dai detriti, con le pietre di tufo a faccia vista e i resti di palazzi abbattuti nell’Ottocento per fare spazio alle nuove strutture. Si arriva quindi alla grande sala circolare la quale presenta una serie di oculi che la collegano alla chiesa sovrastante e questo pilastro centrale a forma di fungo che ha a sua volta una sala al proprio interno.” “Si è inoltre notato – ha aggiunto Carmine Piscopo – come in questo spazio gli effetti sonori siano molto particolari, di rifrazione e di amplificazione del suono”, effetti che si ripropongono anche negli spazi circostanti collegati alla sala centrale. “Attraverso ulteriori lavori – ha infine anticipato – si potranno lateralmente connettere questi spazi con la Galleria Borbonica [un altro degli straordinari spazi sotterranei riscoperti di recente, risalente al tempo di Ferdinando II di Borbone – NdR] e pensare a un ingresso da Piazza del Plebiscito e a una percorrenza fino a via Morelli. Insomma questa è una piazza “ritrovata” che diventa un accesso alla Napoli sotterranea con uscita dall’altra parte della città”.

Lo spazio sarà destinato a diventare un’area espositiva, nel quale sarà possibile organizzare anche mostre ed eventi.