Recupero dei Colli Tifatini in localita’ Bersaglio e nella ex Cava Statuto : a quando un progetto di bonifica dell’intera area ?

di CARMINE ELISEO

San Prisco-A chi è affidato il compito di riportare quel polmone di verde ,ai piedi della località Bersaglio, allo stato iniziale?

In tanti aspettano che l’assessore all’Ambiente, Filomena De Felice, inizi  ad approntare un progetto  finalizzato a bonificare  quell’area e a renderla una risorsa per l’occupazione dei giovani disoccupati della città di San Prisco.

E, in tal senso,  sarebbe opportuna la  costituzione  di un Comitato per la tutela dei Colli del monte Tifata, tanto cari ad un grande sindaco socialista scomparso oltre venti anni fa.

Ci provarono i componenti del  Circolo Cacciatori, guidati da un consigliere di minoranza di NOI VALORI, a valorizzare quell’area :  infatti , furono installate  in quell’area due casette in legno con panchine e tavolini per consentire alle famiglie e, soprattutto,  ai bambini di trascorrere ore spensierate all’aria aperta.

Ma il tentativo di riqualificazione  non riusci’ : attualmente lo stato di abbandono della localita’ Bersaglio  è molto grave al punto che essa e’ diventata meta privilegiata di senza dimora , malviventi ed immigrati allo sbando che si recano sul posto per bivaccare e, dopo avere mangiato e bevuto, finiscono spesso per ammazzarsi di botte , lasciando vetri e rifiuti in giro  ed impedendo, in tal modo, un uso idoneo dell’area destinata all’utilizzo da parte dei cittadini.

E sul recupero della ex Cava Statuto? Alcuni anni fa l’amministrazione comunale dell’epoca aveva dato incarico ad un gruppo di tecnici per  realizzare  sul posto un laghetto artificiale, con annesse attività commerciali, punti di ristoro e giochi acquatici.

Sono passati tanti anni ed oggi qualcuno potrebbe chiedere di rispolverare quel progetto rimasto solo sulla carta .

Eppure,  l’attuale primo cittadino, dottor Domenico D’Angelo, quando era minoranza con Siero sindaco, non ha mosso un dito per consentire la realizzazione di tale progetto.

Adesso che egli e’ alla guida della amministrazione comunale  sono in tanti ad aspettarsi che egli proponga progetti finalizzati allo sviluppo e alla creazione di posti di lavoro per i giovani di San Prisco , invece che continuare a discutere di ben altri problemi , futili  di cui niente interessa alla cittadinanza.

Il recupero del Monte Tifata potrebbe realizzarsi con la costituzione di una società mista, a capitale pubblico e privato, e con progetti finalizzati in parte dalla Regione Campania , vista anche la collocazione del primo cittadino, ex DC, poi Margherita ed oggi Campania Libera con adesione al Partito Democratico.

Sicuramente il Governatore della Campania, De Luca,  riuscirebbe ad intercettare  i fondi  pe rla riqualificazione dell’area anche presso il Ministero dell’Ambiente.

Negli ultimi decenni la  storia del Monte Tifata, teatro della battaglia di Pirro ,  si lega alle varie cave che hanno deturpato la zona provocando danni ambientali insanabili: l’intero paesaggio e’  stato deturpato e tra i monti e’ stato lasciato il vuoto perche’ con la frantumazione del pietrisco veniva prodotto poi il calcestruzzo che occorreva per costruire i grandi palazzi in provincia di Caserta.

In tal senso, si ricorda la protesta  popolare  dei cittadini di San Prisco del 1978  guidata dal   Sindaco dell’epoca il  Socialista, Professore Agostino Stellato, il quale ,sul ponte dell’autostrada,  fu colpito con un fucile a pallettoni da coloro i quali era a guardia della ex Cava Statuto.

Alla fine  il Tribunale si convinse a porre i sigilli alla cava  che fu definitivamente chiusa  grazie ad un valente avvocato dell’epoca e ad  alla relazione del professore Sgrosso di Napoli.

A questo punto la Politica locale e provinciale non e’ stata in grado di fare decollare l’intera area  che e’ diventata , invece, la discarica dei fusti di veleno provenienti dal Nord e sotterrati di notte.

Di male in peggio non solo per i  cittadini di San Prisco ma anche della intera area tifatina.

L’amministrazione comunale ” Le Ali per il Bene Comune ”  dovrebbe intervenire  per la bonifica della ex cava Statuto .       Come mai i macchinari della ex Cava Statuto non sono stati smontati del tutto?           I contadini della zona segnalano che l’acqua usata per innaffiare i terreni della zona  ha un colore arcobaleno e questo evidenzierebbe che l’inquinamento sta arrivando alle falde acquifere.

Alcuni agricoltori hanno visto nascere frutti anomali , ad esempio le olive, e queste ” stravaganze della natura” sarebbero imputabili ad una alta nocivita’ dovuta a sostanze tossiche contenute nel sottosuolo ad una profondita’ tale da non potere essere deteminata con precisione nonostante le apparecchiature sofisticate del NOE  di Napoli e Caserta.

I fusti sono migliaia , tutti scaricati negli anno 70 e si trovano ai piedi e precisamente sul tornante di destra della ex cava Statuto? Ogni tanto interviene il Nucleo speciale della Guardia di Finanza di Caserta che circonda e delimita con il nastro bianco-rosso l’area che contiene lastre di amianto.

Ma la giunta D’Angelo quando decide di intervenire? A quando il recupero delle bellezze archeologiche che si trovano sul Monte Tifata?