REFERENDUM TRIVELLE DEL 17 APRILE PROSSIMO: per capirci di più oltre il tecnicismo del quesito

a cura di Iole Vaccaro

Il Referendum Trivelle del 17 aprile chiederà ai cittadini di pronunciarsi sull’abrogazione della legge sulle trivellazioni riguardo  le parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Il riferimento è alla norma che si trova nella legge di Stabilità 2016 e che spiegheremo.

La norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso per legge finisce, dopo circa 40-45 anni,  l’attività di trivellazione può continuare fino a che il giacimento non è esaurito del contenuto estrattivo, dietro domanda e valutazione di impatto ambientale.

I promotori del referendum chiedono che questa estensione fino ad esaurimento del tempo di trivellazione sia cancellata e si torni alla scadenza legale dei 40 -45 anni delle concessioni,

Il referendum però riguarda solo le trivellazioni che vengono effettuate entro le 12 miglia marine che in Italia  sono 21, fuori da questo limite molte di più, e sono localizzate in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Emilia Romagna, Marche e Veneto.

La domanda che il Referendum porrà ai cittadini è il seguente:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

Se al referendum del 17 aprile vincerà il SI, entro 5-10 anni le concessioni verrebbero a scadere legalmente e quindi l’attività estrattiva cesserebbe. Le concessioni di 40 – 45 anni in realtà hanno una durata di trent’anni, prorogabili di dieci. il SI non elimina la proroga ma ci sarebbe la cessazione in pochi anni delle trivellazioni attualmente in corso.

Le ragioni del SI

Sono avvalorate da motivazioni ambientaliste di tutela dei mari e del turismo sostenibile,  il No Triv è in prima linea, poi ci sono comitati locali nelle aree interessate dalle trivellazioni, Greenpeace, Legambiente e Wwf.

Una vittoria del SI spingerebbe la politica italiana a dare forte impulso alle risorse di energia pulita e rinnovabile, così come già accade in molti altri paesi, rispetto ai quali siamo indietro.

Le ragioni del NO

Sono contrari a questo referendum alcuni membri del governo, la Cgil, che pensa alla perdita di posti di lavoro, petrolieri. Altra ragione del NO, o del NO per mancato raggiungimento del quorum, è il fabbisogno energetico. Questo tipo di trivellazioni estrae metano per il fabbisogno nazionale e si teme di dover ricorrere ad importazioni in caso di vittoria del SI intanto che si promuovano le energie pulite e rinnovabili.

Il referendum è abrogativo, quindi se vincesse il NO o se non si raggiungesse il quorum dei SI, nulla cambierebbe e le trivellazioni continuerebbero oltre i 40 – 45 anni, fino ad esaurimento della risorsa.

Come ogni referendum, la tecnicità del quesito a cui rispondere non è sempre accessibile a tutti, molti proprio per questo preferiscono non andare al voto oppure, non comprendendo fino in fondo il quesito stesso, o possono essere tratti in inganno da chi “tira” dall’una o dall’altra parte.

Conoscere è scegliere liberamente.