È partito il 2 luglio scorso, alle ore 12:30, il “decreto di sequestro preventivo d’urgenza” firmato dal Sostituto Procuratore Marina Mannu. Negli atti del procedimento sono stati iscritti Giuseppe Petrone, Dimitri Russo, Arturo Sementin e Angelo Morlando.
I quattro per la Procura di Santa Maria C.V. sono indagati per aver cooperato tra loro in delitti colposi contro l’ambiente e disastro ambientale.
Dimitri Russo, ex sindaco di Castel Volturno (CE), dovrà rispondere in qualità di proprietario e responsabile legale dei sistemi di depurazione, idrici e fognari del Comune di Castel Volturno. Petrone, Sementini e Morlando, invece, dovranno rispondere dei reati di cui sopra in qualità di dirigenti della Volturno Multiutility.
Questi ultimi erano la società gerente del servizio idrico del Comune di Castel Volturno, incaricata, per giunta, della manutenzione dell’intera rete fognaria, delle 13 stazioni di sollevamento e del depuratore di Destravolturno.
Per l’accusa la loro colpa è determinata da negligenza, imprudenza ed imperizia.
I PARTICOLARI DELL’INDAGINE
Per il P.M. gli indagati avrebbero agito abusivamente, violando tutti i principi europei e nazionali di tutela dell’ambiente. La progettazione, la costruzione e la manutenzione delle reti fognarie si effettua, di fatto, adottando le migliori tecniche a costi economicamente ammissibili.
I quattro indagati, lo scrive più volte il PM, avrebbero gestito un servizio carente ed inefficiente della rete fognaria e delle stazioni di sollevamento. Omettendo, per altro, una programmazione attenta e costante della manutenzione della rete fognaria e delle stazioni di sollevamento.
Il caso è scoppiato esattamente a giugno del 2018, quando un controllo della Capitaneria di Porto di Pozzuoli ha toccato il litorale di Castel Volturno. Al momento dell’ispezione il comandante non ha potuto procedere al prelievo delle acque reflue in ingresso ed uscita dell’impianto. L’ARPAC del luogo al momento era assente. Ciò che però usciva dall’impianto, stando ai verbali dei militari della capitaneria di porto, sarebbe stata acqua dall’aspetto cristallino. Quindi, l’acqua in qualche modo veniva depurata, almeno questo lo si comprende con facilità estrema, oppure passava per l’impianto senza subire alcun effetto.
Successivamente, non potendo fare una valutazione chimica delle acque, è stato possibile effettuare un’ispezione del complesso gestito dalla Volturno Multiutility. Infatti durante il sopralluogo le condizioni carenti di manutenzione e l’assenza di una vasca per la chiarificazione delle acque reflue saltava all’occhio.
Solo a luglio dello stesso anno è stato possibile espletare delle indagini tecniche, che per la Procura avrebbero chiarito al meglio le criticità lampanti rilevate dagli inquirenti della Capitaneria di Porto.
Un noto ingegnere, l’ing. B, così lo chiameremo d’ora in poi, all’epoca degli accertamenti avrebbe fatto sapere con molta chiarezza che l’impianto è in condizioni più che disastrate. La maggior parte delle sezioni e delle apparecchiature oltre ad essere fuori uso sarebbero anche in un grave stato di degrado.
Addirittura l’ing. B avrebbe ancora costatato che le pompe idrovore non erano in funzione all’epoca e non lo sono ancora adesso. Che per di più delle sette pompe previste per il sollevamento due sarebbero state fuori uso. Ancora di più i sistemi empirici consistevano e consistono ancora in pompe sommerse e tubi volanti, alcuni dei quali utili per immergere il cloro disinfettante nell’acqua.
Alla fine tutta l’inchiesta è partita solo e unicamente per dimostrare l’inefficienza e inutilità dell’impianto di depurazione, che il Comune di Castel Volturno avrebbe dovuto rimettere a nuovo. Bisognava infatti rispettare le nuove normative comunitarie e nazionali per garantire una maggior efficienza degli impianti. Quindi vediamo qual è la reale situazione che si cela dietro quest’immensa indagine, che forse, senza nemmeno farlo apposta, si potrebbe ricongiungere a tutti gli altri casi di disastro ambientale della Provincia di Caserta. Ma andiamo con ordine.
IL COMUNE STANZIA DEI FONDI, LA PROCURA VOLEVA DA TEMPO I LAVORI
A Castel Volturno, secondo i tecnici municipali, le fogne e tutti gli altri impianti hanno comunque un grave problema strutturale che risale ai primi anni 2000, quando fu costruito anche l’impianto di depurazione. Solo nel 2014 l’allora sindaco Russo, appena nominato, ereditò questi stessi impianti fatiscenti e mal funzionanti. In quello stesso anno, dovremmo tutti ricordarlo, Castel Volturno non poteva permettersi una spesa nemmeno di 100euro. Con il tempo il Comune è riuscito a superare, bene o male, il grave dissesto. Poi col passare degli anni, attraverso un’oculata politica comunale, è stato possibile mettere da parte un’ingente somma per gli impianti idrici. Di seguito vi riportiamo date e importi stanziati.
L’11 maggio 2015, alle ore 13:30, la Giunta comunale stanziò 7milioni 610mila 204,07 euro per il “Rifacimento ed adeguamento delle reti fognarie, degli impianti di sollevamento e del depuratore…”.
Successivamente, il 18 luglio 2017, alle ore 18:50, un’altra delibera permise di stanziare 1milione di euro per il progetto di rifacimento ed adeguamento delle reti fognarie e del depuratore che ancora oggi serve le località marittime di Destra Volturno, Bagnara e Pescopagano.
Quest’anno, poi, l’ultima delibera della Giunta Russo. Il 21 febbraio 2019, alle ore 16:15, è stato deliberato il “Rifacimento… delle reti fognarie, degli impianti di sollevamento e del depuratore…”. Questa stessa delibera prevedeva per di più l‘”approvazione del progetto di fattibilità tecnica-economica”.
Ora bisogna capire come mai il Procuratore sostenga che ci sia stata imperizia nella gestione del depuratore, ad esempio, dal momento che il Comune, nonostante il dissesto, ha provveduto a finanziare ingenti somme, al meglio delle sue possibilità, per permettere comunque il funzionamento di un impianto già in origine mal funzionante.
LA MULTIUTILITY COME IL SINDACO EREDITAVA FOGNE NON FUNZIONALI
Verso la fine di febbraio di quest’anno Angelo Morlando presentò le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione della Volturno Multiutility. A portarlo a questa drastica decisione sarebbe stato proprio lo stato di pessima funzionalità delle infrastrutture fognarie ereditate. Per di più, Morlando sarebbe arrivato a dimettersi poiché più volte aveva segnalato l’arretratezza del depuratore comunale, che addirittura manca di un manuale di avvio ed uso.
Così, per le ragioni di cui sopra, Angelo Morlando avrebbe preferito abbandonare la società, che ormai non raggiungeva gli obbiettivi ambientali per cui era stata fondata.
Per la Procura la causa principale da ascrivere al malfunzionamento del depuratore starebbe in una massiccia presenza di infiltrazioni di acqua di falda mista a sabbia all’interno della rete fognaria, attraverso le giunture dei collettori in calcestruzzo.
Perciò, lo stato attuale delle fogne, del depuratore e dei sollevamenti non consentono la prevenzione dall’inquinamento. Ragion per cui il P.M. Mannu ha deciso di imputare alla Volturno Multiutility e al “negligente” ex Sindaco l’omesso controllo delle strutture.
Dal canto suo, come ha fatto anche Morlando davanti al PM, Dimitri Russo ha dichiarato: “Io ho ereditato un impianto fatiscente che non inquina“. Di fatto l’acqua nel depuratore entra ed esce, così da non svolgere la sua funzione. “Io da sindaco – continua Russo – ho fatto fare un progetto di finanziamento per 8 milioni di euro”.
“È un paradosso: – continua indignato Dimitri Russo – quando un sindaco fa di tutto per una città poi viene colpito in modo così spietato. Per 20 anni – conclude – nessuno ha agito contro i malfunzionamenti noti a tutti e contro la Multiutility. Io ho invece risolto contenziosi e fatto progettazioni”.
A Castel Volturno con un semplice sequestro si apre un capitolo che non sarà chiuso prima dell’inizio del processo. Al dibattimento prenderanno parte il Pubblico Ministero Marina Mannu e gli avvocati difensori degli imputati Edoardo Giovanni Aprea, Giuseppe Stellato, Luca Viggiano e Fabio Russo.
Forse però è il caso di concludere con un grande interrogativo: servirà quest’indagine a danno di alcuni su una problematica che l’anno prossimo compirà venti anni?