TEANO, SALA CONSILIARE. SILVERIO PIRRAGLIA PRESENTA ” VENIVO DAL MERIDIONE “: la storia recente d’Italia letta e interpretata dalle battaglie sindacali

di CARMINE ELISEO

Questa mattina, a partire dalle ore 10.00, sara’ presentato a Teano, nella Sala Consiliare, il libro di Silverio Pirraglia , storico Sindacalista della Uil, dal titolo ” Venivo dal Meridione “.

“Venivo dal meridione” si puo’ considerare  il “diario” di una vita dedicata al proprio riscatto e a quello della sua classe sociale attraverso l’azione sindacale, prima di base, poi a livello di dirigenza e di dirigenza nazionale.

Non si tratta di un diario intimistico ma di flash su esperienze di vita che attraversano i più grandi eventi sociali e politici del secondo novecento: l’emigrazione, il lavoro in fabbrica, le lotte operaie, il “68”, il terrorismo politico, la lotta alla mafia, tangentopoli.

Il libro di Pirraglia è di scorrevole e piacevole lettura. Siamo dinanzi ad una narrazione moderna. Quella dell’autore è una modalità narrativa che dà fluidità al racconto di eventi complessi in un arco temporale ben lungo.

Pirraglia, utilizzando la sua esperienza di giovane diplomato, meridionale, operaio metalmeccanico a Milano, sindacalista di base e poi dirigente nazionale del suo sindacato di punta, attraversa quegli anni fertili, animati dalla voglia di riscatto sociale, desiderio di cambiamento, di innovazioni sociopolitiche, con rapidi flash sempre inquadrati nel momento sociale o politico, oggi storico. Lo scrittore fa rivivere ai contemporanei di quegl’anni speranze, visioni, dolori, ma forse serve anche a raccontarli in maniera coinvolgente, senza retorica e senza freddezza, ai giovani imprigionati nel quotidiano e spesso, senza loro colpa, privi di passato e quindi di futuro.

Non è opportuno che io citi tutti gli eventi attraversati, li lasciamo alla lettura; ne ricordo solo alcuni in maniera esemplare.

Mi sembra particolarmente singolare il rapporto di Pirraglia sindacalista di base con le donne della fabbrica. In quegli anni di femminismo in Italia si parlava ancora poco, tranne poche e alte testimonianze; siamo agli albori di quello che negli anni successivi fu un movimento di massa. In politica le donne non sono ancore neanche “gli angeli del ciclostile”, in fabbrica carne da macello.

L’autore si pone il problema di conquistarle al sindacato e parte dalle condizioni che sembrano minime: il decoro nel loro spogliatoio, così ne coglie in nuce il bisogno di dignità, poi verrà la lotta per la parità salariale ancora non risolta. L’autore attraversa i grandi eventi, la sindacalizzazione in sviluppo, il movimento sociale di massa, la mobilitazione per un assetto sociale più giusto e gli eventi dolorosi che frenano l’evoluzione e pongono il grave problema di conservare un equilibrio socio politico e della tenuta democratica del Paese. Non si tratta però di un diario dolce-amaro dei tempi della gioventù.

La stella polare di Pirraglia è lo Statuto dei Lavoratori, il percorso per giungervi, i prezzi pagati, la grande conquista per tutti ma in particolare per chi ha dovuto subire la durezza del lavoro in fabbrica in quei tempi, la decadenza della tensione sociopolitica, l’impegno odierno per ostinatamente difendere quel simbolo e quella conquista.

Pirraglia ancora pone lo Statuto al centro del suo impegno di oggi e ne discute con accanimento con noi “moderni”; e se avesse ragione lui? Si capirà allora che l’autore attraversa la carne e il sangue di quegli eventi, per questo il suo non è un libro di rimpianti, è un libro di lotta e di analisi dure che si potranno non condividere ma che, sempre partendo dal vissuto, individua e denunzia fatti e comportamenti che hanno portato alla caduta della spinta verso il cambiamento. Si potrà non condividere la polemica contro “il grande sindacato” ma Pirraglia non è tenero neanche con il suo partito, dove ancora oggi milita, nel denunziare la resistenza verso persone e forze che non vogliono rinnovare con la difesa delle posizioni di rendita.

Non manca il racconto di episodi inediti di quel periodo che possono stimolare curiosità politiche. Ad esempio l’autore racconta di una sua frequentazione con Renato Curcio, evidenziando una figura del tutto diversa da quella passata poi alla storia. All’autore sembra molto dubitabile che Curcio possa essere stato il vero grande vecchio delle Brigate Rosse, avendone invece avuto immagine di un militante ben schierato su posizioni antagoniste di classe, ma uomo sostanzialmente non violento che mai ha maneggiato armi, nemmeno protagonista di scontri violenti. E’ un punto di vista che pone interrogativi non superficiali. Le denunzie sono dure anche contro il suo sindacato, contro il prestigioso leader di cui è stato sodale ed appassionato sostenitore, contro la compromissione del suo sindacato in un esperienza di dirigenza in periferia, al sud, dopo quella nazionale.

Quello che resta è l’ammonimento contro i vizi egemonici, l’opportunismo, il rifiuto di cambiare e del ricambio, vizi che hanno portato dalla nobiltà della politica, con i suoi errori, dalla politica partecipata e vissuta alla disarmante e respingente politica dei talk show e degli insulti via internet tra frequentatori che non hanno da dirsi sostanzialmente nulla di importane se non la reciproca insofferenza. Pirraglia è uomo ruvido, o almeno così gli piace apparire, ma non “la manda a dire”. Detto ciò è uomo di dialogo, dialogo forte, conflittuale, ma non è una pallida comparsa che non parla e poi ti trafigge con un tweet.

Ci auguriamo che questo libro faccia discutere come è nelle speranza dell’autore che adesso affida un compito, forse anche troppo ambizioso, di strumento per rimettere insieme spezzoni della buona politica, del buon sindacato, del buon partito, di quelli che riflettono e discutono con apertura, che non si arroccano a difesa del fortino, oppure del loro sancta sanctorum, delle loro icone santificate. C’è speranza per i cultori del consumo critico degli eventi nel mondo della comunicazione massiva di ricostruire un’aria di politica veramente partecipata? Non lo sappiamo.

Abbiamo speranza che il desiderio dell’uomo di vivere non solo l’oggi frenetico e totalizzante ma anche il passato ed il futuro a cui non si guarda più possa rinascere; in fondo è la fiducia nell’uomo e nell’umano. L’autore con questo libro ci raccomanda di conservare il senso critico, magari riuscendo qualche volta ingenerosi, parlando franco e dritto. Vi sembra poco?