CASERTA. 110mo anniversario del Corpo delle Infermiere volontarie, la costruzione del futuro passa attraverso le azioni di oggi

CASERTA

110mo anniversario del Corpo delle Infermiere volontarie, la costruzione del futuro passa attraverso le azioni di oggi

CASERTA – Il Corpo delle Infermiere Volontarie CRI, le “Crocerossine” tanto amate dagli Italiani proprio per il loro servizio di volontaria assolutamente gratuito e per il loro essere donne e madri, nasce formalmente in Italia nel 1908 a Roma con l’apertura del primo Corso Allieve presso il Policlinico Militare del Celio, sotto il patrocinio della Regina Elena di Savoia. Già in quell’anno le prime 260 crocerossine parteciparono ai soccorsi seguenti al Terremoto di Messina, mentre la prima partecipazione ad un conflitto avvenne nel 1911, in occasione della Guerra italo-turca a bordo di navi ospedale. Durante la Prima guerra mondiale oltre 7.000 Infermiere Volontarie furono presenti nei 204 ospedali da campo della Croce Rossa, in prima linea e nelle retrovie. Vincendo le ritrosie di un ambiente fino ad allora di esclusiva pertinenza maschile, le Infermiere Volontarie negli anni Trenta furono presenti in Etiopia, Somalia, Abissinia, Libia ed Eritrea. In seguito fu fondamentale il loro ruolo di soccorso in tutti i teatri della Seconda guerra mondiale, in particolare sulle navi ospedale e nei treni che seguirono l’esercito in Russia. 44 sono le Infermiere Volontarie cadute in seguito ad attività di servizio, di cui due in campo di concentramento. La loro opera proseguì al termine del conflitto nell’assistenza alla popolazione stremata, agli orfani e ai mutilati, come nella lotta contro la malaria. Nel dopoguerra le Crocerossine furono inviate nuovamente in missione, in Corea unitamente al Reparto Sanitario/logistico del Corpo Militare CRI dove svolsero un fondamentale ruolo di assistenza ancor oggi celebrato delle autorità Coreane. Da 110 anni le Infermiere Volontarie della CRI sono presenti sui campi di battaglia così come in ogni calamità naturale sia in Italia che all’estero. Le prime basi di questo impegno sociale risalgono alle donne sui campi di battaglia dell’Ottocento, come Florence Nightingale che applicò la sua capacità scientifica ed organizzativa alla cura dei feriti durante la guerra di Crimea nel 1855. 110 anni fa il Corpo contava circa 1.000 infermiere, oggi sono 9.500 le Infermiere Volontarie – donne, madri, impiegate, professioniste dai 18 anni in su – che, quotidianamente, offrono il proprio tempo al servizio dei bisognosi e della società in Italia e all’estero. Le Infermiere Volontarie agiscono in vari modi, spesso in rete con altre associazioni, a volte in supporto ai servizi pubblici, e in alcuni casi gestiti solo esclusivamente dalla Croce Rossa Italiana: a) nei campi nomadi; b) nei servizi rivolti alle persone senza fissa dimora; c) negli ambulatori; d) nei Centri contro la violenza gestiti dalla Croce Rossa in varie città d’Italia; f) a favore dei migranti, dal momento del loro salvataggio fino ai centri per l’accoglienza, dove spesso le poche donne presenti vivono in una situazione di isolamento, per evitare violenze. Questa ultima emergenza, che vede impegnata non solo l’Italia ma l’Europa tutta, è un’emergenza anomala che non richiede un aiuto circoscritto all’immediato ma, anzi, un aiuto che sappia costruire delle basi per uno sviluppo che, in un’ottica spazio temporale, andrà a coinvolgere le società del futuro. Perché le donne e i bambini giunti oggi alle porte dell’Europa saranno coloro che formeranno le società di domani. In quest’ottica di servizio e di aiuto il Corpo delle Infermiere Volontarie della CRI è impegnato dal 2013 in cooperazione con il Ministero della Difesa in uno sforzo senza precedenti. Le Infermiere Volontarie, forti di un’esperienza acquisita nel tempo a seguito di simili emergenze sia in Italia sia all’estero – 1939 Campagna antimalarica; 1951 Missione in Corea; 1975 profughi dall’Eritrea; 1980 campi nomadi; 1995 Missione IFOR in Bosnia Erzegovina, prestano servizio sulle navi della Marina Militare Italiana e nei centri di accoglienza a terra mettendo in campo diverse qualifiche (infermiere, psicologhe, avvocati, interpreti). Un impegno che punta non solo a salvare vite nell’immediato dell’emergenza ma anche, e soprattutto, ad accompagnare lungo un percorso fatto di cure fisiche e psicologiche fino all’inserimento sociale, insegnando loro le prime nozioni di educazione igienica e sanitaria così come la lingua italiana per acquisire un’autonomia nella gestione del quotidiano, fondamentale per la riconquista di una personale dignità ed una futura emancipazione dallo status di rifugiato. In cinque anni di attività rivolta ai rifugiati le Infermiere Volontarie hanno assistito tantissimi bambini e tantissime donne, molte purtroppo che hanno subito violenze ed abusi. Le storie che le donne soccorse raccontano parlano di soprusi e violenza a cui vengono sottoposte prima e durante il viaggio verso l’Europa promessa: già cominciare il viaggio non è facile, la polizia, i militari, le stesse autorità potrebbero permettere alle donne di fuggire solo in cambio di favori sessuali. Le tristi testimonianze raccolte durante l’operato delle Infermiere Volontarie raccontano di donne che vengono lasciate nei bordelli lungo la strada, in cambio di denaro, senza possibilità di ribellarsi. Altre vengono costrette a prestazioni sessuali, sotto continue minacce, dagli stessi trafficanti. Durante il viaggio delle speranza non sanno dove si trovano, viaggiano alla mercé dei trafficanti di persone, di criminali. Quando raggiungono un campo per rifugiati continuano a non essere al sicuro: questi posti sono sovraffollati, manca sicurezza e privacy (i bagni e i dormitori sono comuni) e non esistono strutture a supporto delle donne che hanno subito violenza sessuale e di genere. Da qui poi partono due tipi di barconi: quelli destinati a raggiungere le coste europee e quelli destinati ad essere affondati poco dopo la partenza dagli stessi scafisti (una volta incassato il denaro). Se sono fortunate e trovano un barcone di quelli non destinati ad essere affondati inizia la loro odissea nel Mediterraneo, fatta di fame, freddo, malattie, febbre e ulteriori abusi per non essere gettate in mare. “Alcune sono sedute, altre in piedi rincorrendo i bambini più piccoli. La maggior parte ha pance voluminose” questo lo scenario che si presenta agli occhi delle Infermiere Volontarie che prestano le loro opera sulle Navi e nei porti. Il più delle volte purtroppo la gravidanza è frutto di stupri subiti durante il viaggio. Inutile dire che queste donne soffrono terribilmente e tra loro chi ce la fa abortisce, ma chi ha superato il tempo gestazionale per farlo, scappa o cerca situazioni che mettono in pericolo se stessa e il bambino. Alcune hanno partorito durante la traversata sulle navi che le hanno prese in salvo. Per queste donne la gioia, la paura, la sofferenza, la violenza, la fiducia sono condizioni d’animo che si amalgamano in uno stato confusionario, ed è proprio in questa situazione che le mani, gli occhi, la voce di un’Infermiera Volontaria si rivelano come un porto sicuro nel quale abbandonarsi con fiducia. Questo è il loro impegno, di donne per le donne, questa è la loro forza, sicure che la loro storia le aiuterà nel portare avanti servizi all’insegna del nostro amato motto: “AMA CONFORTA LAVORA SALVA” che racchiude in modo esemplare la nostra “MISSION” e guidate dai sette principi di Croce Rossa: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontarietà, Unità e Universalità. Ecco, di seguito le principali Emergenze Nazionali ed umanitarie internazionali in corso a cui le Infermiere Volontarie prendono parte: dal 2011 – Emergenza migranti a Lampedusa e Mineo; dal 2017 Missione Ippocrate (Libia) dove le Sorelle svolgono la loro opera tutti i giorni nell’Ospedale da campo di Misurata; dal 2017 Progetto Passim (Primissima Assistenza e Soccorso Sanitario in Mare) in collaborazione con i Ministeri dell’Interno, Salute e Difesa sotto la direzione della Marina Militare italiana. Di seguito sono riportate le decorazioni concesse al Corpo delle Infermiere Volontarie per i servizi resi dal 1908 e il 1915: 2 Medaglie d’Oro di cui 1 per i Benemeriti del terremoto Calabro Siculo del 1908 e 1 per il terremoto della Marsica del 1915, 2 Medaglie d’Argento al Valor Militare di cui 1 per il conflitto Italo –Turco del 1911 e 1 per la Prima Guerra Mondiale. Sono state inoltre concesse: 1 Medaglia di bronzo al Valor Militare; 1 Medaglia d’argento ed una di bronzo al Valore dell’Esercito; 1 Medaglia d’oro e 1 di bronzo al Valor Civile; 1 Medaglia d’oro e una d’argento al Merito Civile; 2 Medaglia d’oro di cui 1 al Merito ed una per i Benemeriti della Sanità Pubblica. Numerosi riconoscimenti e le decorazioni personali concesse alle singole Sorelle, tra le quali anche la Medaglia Florence Nightingale.