CASERTA — Grande successo ieri alla Feltrinelli di Corso Trieste per la presentazione de La smania dell’Alicantro, il nuovo lavoro di Athena Maryam Fedele e Livia Messina. Una sala gremita, pubblico in piedi, attenzione altissima dall’inizio alla fine. Non un semplice incontro letterario, ma un’esperienza collettiva che ha trasformato la libreria in un luogo sospeso, dove parola e colore hanno smesso di spiegare e hanno cominciato a muovere qualcosa dentro chi ascoltava.
Accanto alle autrici, l’editore Vik Palmieri e Alessandro Paolo Lombardo, autore della prefazione. È stato lui a introdurre il cuore del progetto, ricordando che «la poesia più viva è quella che non pretende di essere capita, ma di essere attraversata». Da lì, la serata è esplosa. Athena ha portato il pubblico dentro la metasemantica, spiegando che «la parola inventata non è un gioco: è un ritorno alla parte più antica di noi». Livia ha raccontato la sua ossessione per il blu, «un colore che contiene il respiro delle cose», e la scelta di eliminarlo nell’opera dedicata all’Alicantro per lasciare emergere «una vibrazione più instabile». Ogni frase, ogni gesto, ogni quadro ha generato reazioni immediate: sguardi che si accendevano, sorrisi, mormorii, qualcuno che annuiva come se avesse riconosciuto qualcosa di proprio.
Il momento più forte è arrivato alla fine, quando le autrici hanno chiesto al pubblico di dire cosa vedesse nei quadri e cosa sentisse nelle parole. Le risposte sono state tante, diverse, sorprendenti. C’è chi ha parlato di un ricordo d’infanzia, chi di un sogno, chi di una sensazione fisica. È la prova che il libro funziona come un dispositivo evocativo: non offre significati, li risveglia. Lo dice anche il testo: «Confidiamo nella magia di questo libro, ma ancora di più nella vostra stessa magia». E ieri quella magia si è vista, si è sentita, ha attraversato tutti. La smania dell’Alicantro non è solo un libro: è un’esperienza che il pubblico ha accolto con entusiasmo raro.