REGIONE CAMPANIA: SMANTELLAMENTO CERTOSINO E NON CASUALE DEL TPL

Dal 2008 a oggi, la domanda di trasporto pubblico è esponenzialmente cresciuta su tutto il territorio nazionale. La   famigerata crisi finanziaria seguita al fallimento delle grandi   agenzie di servizi statunitensi, ha fatto e sta facendo sentire i suoieffetti Oltreoceano come in Europa, con un conseguente calo dei    consumi privati, fra cui l’utilizzo dell’automobile. Un’indagine svolta dall’istituto ISFORT nel 2012 e rielaborata dalla Fondazione   Filippo Caracciolo, mostra come gli utenti che si servono dei mezzi di trasporto pubblico in tutta Italia siano pressoché   raddoppiati nel periodo che va dal 2004 al 2008: se nel primo  semestre del 2004 erano 796 milioni, quattro anni dopo (allo
scoppio della grande crisi) erano diventati 1.466 milioni. Tendenza all’incremento che solo nel 2011 è sembrata arrestarsi, complici
anche i tagli al servizio di Tpl .

Questo accade perché si presume che il trasporto pubblico sia meno costoso e oneroso rispetto al mezzo privato, che rimane comunque fra le prime scelte del pendolare italiano (se non altro   per l’esigua rete infrastrutturale che interessa parecchie zone della   Penisola). Più recentemente, nel 2014, la ricerca  “Audiomob”: Osservatorio sui comportamenti di mobilità degli   italiani, sempre a cura di Isfort e di Fondazione Bnc, indica un   concreto cambio di rotta nelle abitudini dei pendolari: «Per la prima volta – si legge nel report – in 15 anni di indagini, gli   spostamenti a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico mostrano contemporaneamente un consistente segno positivo
rispetto all’anno precedente, un incremento complessivo del 3,4%  che incide esclusivamente a danno dell’auto privata, considerato
che anche i tragitti in moto e ciclomotore sono leggermente aumentati (+0,2%)»4. A livello locale, la Campania si presenta come
una delle regioni meglio provviste dal punto di vista   dell’infrastruttura ferroviaria e dell’offerta di trasporto su gomma.

Un’indagine svolta dall’ACAM nel 2007, piazza la regione del Sud Italia al primo posto per quanto concerne l’indice di offerta delle
ferrovie regionali, rapportato al numero di abitanti (posto a 100 il valore di indice per l’Italia ).

La Campania vanta, in particolare, un indice pari a 203 per quanto concerne il trasporto su gomma (focus privilegiato del nostro lavoro), seconda solo al Lazio. E, in effetti, i dati di queste  elaborazioni sono confortati dai numeri ufficiali; attualmente la Campania è provvista di 1.205 chilometri di binari: 933   appannaggio delle Ferrovie dello Stato, dei quali 427 di interesse   locale (come la Linea 2 della Metropolitana, interamente gestita   dall’Ente Regione) e 272 concessi in gestione governativa.

Dato ancora più significativo è quello dei passeggeri trasportati: la   Regione Campania, attraverso l’Assessorato alle Infrastrutture e ai
Trasporti, stima che siano in 50 milioni i passeggeri che ogni anno   scelgono di servirsi delle ferrovie locali, ossia circa un terzo del totale nazionale, che ammonta a circa 150 milioni. Molto alti   anche i numeri del trasporto su gomma: secondo i contratti di
servizio stipulati dalle singole aziende con la Regione Campania, il    monte annuo delle corse, nelle cinque province in cui è diviso il
territorio, deve raggiungere i 107 milioni 201mila 245 chilometri. I      numeri più alti sono quelli della provincia di Napoli (la più
popolosa) dove si concentrano 35 milioni 324mila 936 chilometri.  Seguono Salerno e provincia (24 milioni circa) e Caserta e
provincia (17 milioni circa). I Comuni di Avellino e Benevento    sono invece aggregati con 15 milioni 636mila 780 chilometri, poco
più del solo Comune di Napoli, dove si concentrano quasi 14    milioni di chilometri annui previsti dai contratti di servizio   stipulati, fino al 2016, fra Regione ed enti gestori (in quest’ultimo    caso l’Anm, Azienda Napoletana Mobilità).

 

Il quadro numerico così delineato farebbe pensare a una    Regione forte ed efficiente per quanto concerne la gestione delle
aziende di pubblico trasporto. La situazione è però molto diversa:     al numero elevato delle reti infrastrutturali non corrisponde un’altrettanto dignitosa gestione del servizio, con chilometri di     rete soppressi, treni e autobus vecchi e malridotti mai sostituiti,     riduzione del numero delle corse, mancata rotazione del     personale. Secondi i dati elaborati dall’Associazione delle Società
ed Enti del Trasporto Pubblico Locale (ASSTRA), nel 2011 la       Regione Campania ha tagliato il 10% dei servizi ferroviari, senza
poi reintegrarli negli anni successivi. Discorso che si fa ancora più      evidente se teniamo conto del trasporto su gomma: qui la
Campania è tra le regioni leader dei tagli a livello nazionale, con    un meno 23% che si trascina invariato fino ai giorni nostri. Un dato
che non ha eguali fra le altre regioni.

 

Il sistema del trasporto pubblico locale è servizio   strettamente connesso e relativo al numero di utenti che ne fa uso;
e l’intera popolazione di questa regione (circa 313mila abitanti) è    pari a un terzo di quella che abita il solo Comune di Napoli. Fatto
sta che la Regione Campania, negli ultimi anni, ha  progressivamente aumentato i tagli nel settore del Tpl5: nel 2010   l’ente stanziò 719 milioni di euro per i servizi di trasporto pubblico su gomma, ferro e mare, progressivamente ridotti di 132 milioni
nel corso di tre anni, passando ai 587 milioni per l’anno 2012. Nel   maggio 2014, la Giunta presieduta dal presidente Stefano Caldoro
ratificò l’accordo con il ministero dei Trasporti e quello     dell’Economia per il piano di rientro dal disavanzo delle società
partecipate regionali esercenti il servizio di trasporto pubblico in  Campania (in tutto 34). L’entità del disavanzo fu indicata dal commissario ad acta Pietro Voci in 725 milioni di euro, incrementati di altri 152 per potenziali passività. Una situazione a dir poco disastrosa, che negli anni ha fatto  sentire i suoi effetti negativi su utenti e pendolari, nonché sucommercianti, studenti, lavoratori: su tutti coloro che si servono
quotidianamente del trasporto pubblico. «Si tratta di uno   smantellamento certosino e non casuale – ci dice Rosario
Stornaiuolo7, presidente di Federconsumatori Campania – negli   ultimi cinque anni la Regione Campania ha soppresso intere tratte
ferroviarie nonché importanti stazioni, come quella di Avellino.    Per non parlare del Consorzio Eav (Ente Autonomo Volturno),
holding in house della Regione che controlla in toto aziende come  Circumvesuviana, Circumflegrea, Cumana e MetroCampania
NordEst, che tutte assieme servono un territorio di circa 3 milioni  di persone. La Circumvesuviana è ormai allo stremo, con 40 treni
circolanti su 140; MetroCampania NordEst, pur inaugurata meno  di dieci anni fa, va avanti con soli due treni che coprono l’intera
tratta che attraversa ben cinque Comuni (compreso Napoli) conuna frequenza di 30 minuti a convoglio; La Circumflegrea e la
Cumana non rispettano più nemmeno le fasce garantite, con treni   soppressi senza alcun preavviso durante gli orari di punta. A poco
serve avere una delle reti infrastrutturali più grandi in Italia se poi  il quadro dei servizi è questo.

La Regione Campania – continua    Stornaiuolo – sta scientemente demolendo il Tpl per metterlo a gara e regalarlo ai privati». Dichiarazioni rese all’epoca in cui presidente in Regione era Stefano Caldoro. Con il nuovo governatore Vincenzo De Luca le cose sono cambiate? «Solo annunci e promesse – dice Vincenzo Ciniglio8, del comitato No   Tagli ai Treni della Circumvesuviana i treni, sulle tratte Eav, continuano a viaggiare a scartamento ridotto, basta entrare in una             qualunque stazione per rendersene conto.

La Regione è sorda,   manca un assessore con cui interloquire (De Luca ha infatti deciso di avocare a sé anche una delega fondamentale come quella alla  Mobilità, nda), sono state abolite le riunioni della Consulta Mobilità. Non si hanno notizie di un piano dei trasporti regionali, delle gare sospese e mai più riproposte, dei nuovi contratti di  servizio». Parole, quelle di Ciniglio, confermate dai dati di
Legambiente, che ormai da anni elevano la Circumvesuviana  campana al rango di peggiore ferrovia d’Italia nell’annuale
rapporto di “Pendolaria”:  Restringendo il campo   d’indagine alle singole Regioni, leggiamo che la Campania ha
stanziato 38,4 milioni di euro per il servizio di Tpl su ferro e altri    17,3 per la manutenzione del materiale rotabile durante tutto
l’anno 2014, cifra pari allo 0,34% del totale sulle voci del bilancio