Santa Maria Capua Vetere. Si continua a fare chiarezza sulla strage di Capaci verificatasi il 23 maggio del 1992 nella quale perse la vita uno dei simboli della lotta alla mafia, il Magistrato Giovanni Falcone.
In questi giorni, il collaboratore di giustizia Pietro Riggio ha rilasciato delle dichiarazioni proprio in merito alla strage di Capaci , che provoco’ la morte, lo ricordiamo, oltre che di Giovanni Falcone, anche della moglie Francesca Morvillo e della scorta che li accompagnava.
L’uomo, 54enne ex agente della polizia penitenziaria e mafioso del clan di Caltanissetta, avrebbe chiesto di tornare nuovamente davanti ai magistrati che indagano sulle stragi di Falcone e Borsellino per parlare di un ex poliziotto che chiamavano il “turco” che Riggio avrebbe conosciuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
“Mi ha confidato di aver partecipato alla fase esecutiva delle strage Falcone – ha messo a verbale Riggio davanti ai pubblici ministeri di Caltanissetta – occupandosi del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo, operazione eseguita tramite l’utilizzo di skateboard”.
“Ma perché non ha mai parlato prima di questo ex poliziotto?”, gli hanno chiesto il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci e il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco, il 7 giugno dell’anno scorso. Riggio ha risposto che fino a oggi ha “avuto paura di mettere a verbale certi argomenti” perché “temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso, i tempi sono maturi perché si possano trattare certi argomenti”.
Nonostante la perplessità iniziale, i dettagli forniti su questo misterioso ex poliziotto, hanno però convinto la Procura nazionale antimafia a convocare una riunione per approfondire il caso.