SWFF 2026. Fortunato Cerlino debutta alla regia cinematografica con “Avemmaria”

Intervista a cura di Emanuela Francini

Partenopeo, classe ‘1971, regista ed attore teatrale, cinematografico e televisivo, Fortunato Cerlino è uno dei volti più amati ed iconici dell’immaginario collettivo della serialità italiana. Ospite durante la sedicesima edizione del Social World Film Festival di Vico Equense. ha presentato, in data martedì 7 luglio, al pubblico il film “Avemmaria” che lo vede debuttare al timone della regia. Un film d’ispirazione autobiografica, tratto dal suo romanzo “Se vuoi vivere felice” per Einaudi Editore. La trama del film s’impernia sulla storia di Felice, un bambino della periferia napoletana, Pianura, che vive in delle condizioni socioculturali povere e ad alto tasso di criminalità. Si tratta di un bambino sognatore e fantasioso che cerca di ribaltare il suo destino, riscrivendo la sua storia personale. A offrirgli una via d’uscita saranno il canto, la scuola e l’ispirazione trasmessagli dalla sua maestra. Nel cast artistico spiccano i nomi di Salvatore Esposito, Marianna Fontana e Mario Di Leva. Economico, sociale e culturale: questo è il capitale di partenza di cui argomenta il sociologo Pierre Bourdieu. Il capitale di partenza, purtroppo, non è il medesimo per tutti. In condizioni di svantaggio e di criticità, però, uno strumento non può essere sottratto: quello della fantasia Uno spazio di libertà. Per tale motivo, Cerlino nella sua pellicola evidenza il potere salvifico e riscattante dell’immaginazione, fondamentale per un infante: “Quello che ho imparato è che possono portarci via tante cose: la macchina, la casa, i beni materiali. Ma non potranno mai toglierci la fantasia. Noi esseri umani abbiamo questa straordinaria capacità di immaginare la nostra realtà, il nostro presente e il nostro futuro. Possiamo creare attraverso l’immaginazione. Spesso si tende a banalizzare il nostro mestiere, pensando che chi si occupa di arte lavori con qualcosa di poco concreto, fatto solo di immaginazione o fantasia. In realtà bisogna essere molto seri quando si parla di immaginazione, perché è proprio da lì che nasce tutto, sia nelle piccole cose sia nelle grandi – ed ha ribadito il potere dei desideri e l’importanza di avere fame di vita – Faccio sempre un esempio molto semplice: il caffè. Se in questo momento desidero un caffè, lo immagino già. Ne sento il profumo, ne vedo il colore, il vapore che sale dalla tazza. Da quell’immagine nasce il desiderio e, di conseguenza, mi metto in condizione di trasformarlo in qualcosa di reale. La qualità di ciò che viviamo dipende anche dalla qualità con cui lo abbiamo immaginato. Vale per un caffè, ma vale soprattutto per la nostra vita: la realtà nasce prima nella nostra immaginazione”. Proprio per tale motivazione, ha affermato quanto sia importante difendere la facoltà d’immaginare: “Oggi viviamo in un tempo in cui la nostra capacità di immaginare è continuamente sotto attacco. È il bene più prezioso che possediamo perché ci rende liberi. Siamo bombardati da immagini, desideri e modelli che spesso non ci appartengono davvero. Molte delle cose che desideriamo sono indotte, costruite da altri per altri scopi. I bambini hanno ancora un’immaginazione autentica e libera. Le mie figlie, ad esempio, ci costringono continuamente a ricodificare il mondo, a rinominare le cose. Mi viene in mente Adam and Eve di Mark Twain, dove tutto viene scoperto e nominato per la prima volta. Quella capacità appartiene anche agli adulti, ma spesso la dimentichiamo. Non si tratta di tornare bambini in modo ingenuo: si tratta di tornare liberi. I bambini sono molto seri. Quando interrompo le mie figlie mentre giocano, si arrabbiano. Per loro il gioco è una cosa importantissima. E hanno ragione: il gioco è una cosa molto seria”. Di seguito, ha argomentato la presenza di un personaggio chiave all’interno del film che è la maestra Giulia. Quest’ultima incarna la speranza che si depone nella scuola in qualità di agenzia formativa in contesti ad alto rischio di dispersione scolastica. La scuola è futuro, rifugio, salvezza e, soprattutto, alternativa. L’alternativa di una vita onesta, migliore, istruita in cui la fantasia ha un valore centrale. La maestra Giulia, infatti, insegna ai suoi allievi a sognare mediante la narrazione della scoperta della Luna da parte di Neil Armstrong. Lo stesso Cerlino ha dedicato il film alla sua maestra. “Credo che la scuola debba puntare sempre di più sulla creatività e sulla capacità di insegnare ai ragazzi a immaginare il futuro. A volte, invece, rimane ancora legata a meccanismi ormai superati. Nel film questa funzione è rappresentata proprio dalla scuola: un luogo capace di suggestionare, liberare e far credere nei propri sogni, invece di offrire una visione già costruita e indotta della realtà – ed ha concluso – ed ha concluso – Per me la scuola non dovrebbe fermarsi mai, soprattutto nei contesti segnati dalla guerra e dalla sofferenza, come Gaza o l’Ucraina. Deve continuare a offrire ai bambini uno spazio in cui non pensare soltanto ai problemi, ma anche alla bellezza, alla speranza e ai sogni. È questo che la scuola dovrebbe custodire”.

Foto in copertina di Antonio Gargiulo